![]() |
ITINERARIO TURISTICO NELLE ZONE DEL RISO | |
|
A CASTEL D'ARIO: LA TORRE DELLA FAME E TAZIO NUVOLARI È un po' un controsenso, ma a Castel d'Ario, nella capitale del risotto alla pilota, la festa più caratteristica è quella della Bigolada, una spaghettata gigante che coinvolge tutta la popolazione. Tra il secolo XVII e i primi decenni del Novecento la tradizione prevedeva una collettiva polenta e renga: è solo dal 1920 che hanno preso piede i bigoi e sardele, ovvero gli spaghetti conditi con sarde (o acciughe) conservate sotto sale, e con tonno, cipolla, olio. Misteriosa e complessa è l'origine della gigantesca abbuffata, probabilmente riferibile ai riti quaresimali; i più smaliziati vedono nell'usanza uno stretto rapporto con il castello che sorge a nord del paese e più precisamente con la Torre della Fame. La leggenda vuote che il fortilizio di origine romana sia stato edificato dal centurione Ario; e alla leggenda si adeguò il Carducci quando fu incaricato nel secolo scorso di trovare un nome più originale al paese, il quale fino al 1867 si era chiamato Castellaro. Il castello, le cui mura hanno pianta pentagonale irregolare, è documentato fin dal 1082, allorché l'imperatore Enrico IV donò il feudo di Castellano al vescovo di Trento. Successivamente il castello fu tenuto dai Bonacolsi, dai Gonzaga e, dopo di loro, dai napoleonici che nel 1796 inclusero il paese nella Repubblica Cisalpina. A testimoniare quasi un millennio di storia e battaglie, rimane la Torre della Fame, ai piedi della quale nel secolo scorso furono portati alla luce sette scheletri umani dei quali uno ancora incatenato. L'interpretazione più attendibile riconosce nelle misere ossa i resti di Francesco Pico della Mirandola e di due suoi figli, impnigionati da Passerino Bonacolsi per incitato il popolo, alla rivolta Gli altri quattro scheletri apparterrebbero, invece, ai Bonacolsi stessi, imprigionati nella torre dopo l'avvento dei Gonzaga. Una lapide posta sopra la porta d'accesso del castello celebra le vittime della tirannia. Se il castello è il simbolo storico e artistico della cittadina, la figura di Tazio Nuvolari esprime il personaggio più illustre del suo recente passato. Il "Mantovano volante", come amava definirlo D'Annunzio "Nivola" per i mantovani, ebbe i natali nel novembre del 1892 poco lungi dalla piazza centrale del paese. Noto per l'audacia e per lo spirito irriducibile, il leggendario pilota automobilistico ottenne successi e riconoscimenti strepitosi, infuocando con la sua spericolata guida le folle di tutto il mondo. Una lapide ne celebra il ricordo sulla tomba in cui è seppellito unitamente al padre Arturo e allo zio Giuseppe, entrambi campioni italiani di ciclismo.
Ringraziamo EDIZIONI LA LIBRERIA DI DEMETRA dal cui libro: IL RISOTTO abbiamo potuto cogliere tante precise descrizioni |