Engazzà
ha una chiesa con facciata gotica moderna e portale del Cinquecento
in marmo rosso con lunetta e abside quattrocentesco. L'interno accoglie
una statuetta di san Rocco dell'Ottino, e una pittura di Domenico Brusasorzi
raffigurante l'incontro di Gesù con Maria.
L'itinerario indugia in territorio veronese per visitare Nogara,
cittadina agricolo-industriale posta in prossimità della riva sinistra
del Tartaro, all'incrocio tra la Padana Inferiore e la statale del Brennero.
Il paese fregia il proprio stemma con un noce che sarebbe vano cercare
tra queste immense pianure, al pari del castello di Berengario, raso
al suolo dalla ferocia e dai secoli. Desta ammirazione la cinquecentesca
villa Romani (1548) già Marogna, della scuola del Sammicheli, la cui
facciata è abbellita da affreschi del Brusasorzi.
Da Nogara, prima di procedere per Gazzo Veronese, vale la pena di effettuare
un sopralluogo a
Sanguinetto, cittadina che vanta
un elegante castello circondato da fossati, già proprietà dei Dal Verme
e poi dei Banda. L'edificio, carico di storia, ospitò personaggi celebri,
quali Marin Sanudo e Marco Antonio Venier, un patrizio veneziano quest'ultimo,
che tra le mura del castello cercò invano di dimenticare una giovane
amata, tragicamente e misteriosamente uccisa a Venezia. Sanguinetto
fu visitata da uomini illustri, quali Goldoni, Foscolo, Pindemonte,
Verri, Perticari, Garibaldi e, per una breve sosta, da Francesco Giuseppe.
Gazzo Veronese è
prossimo al confine mantovano. Del monastero benedettino che un tempo
vi sorgeva, probabilmente edificato su resti più antichi, rimane l'importante
chiesa romanica di santa Maria Maggiore; risalente al XII secolo, mentre
il suo campanile è più tardo. Il tempio annovera mosaici dell'XI secolo
e affreschi dei secoli XIV e XV. Un altro importante edificio dalle
forme fantastiche è palazzo Montanari (XV secolo) il quale sorge in
frazione Pradelle. Merlature a scalare ne coronano la facciata, la quale
evidenzia un'elegante trifora gotica; mentre posteriormente completano
il nucleo architettonico alcune torri. Da anni il palazzo è sede di
un ottimo ristorante. Poco lontano dal paese, quasi dove la piatta campagna
raggiunge l'oasi naturale del Busatello, solitaria presso il Tione profila
la sua sagoma la chiesa di san Pietro in Monastero, d'epoca forse anteriore
al Mille. Conosciuta dagli abitanti del luogo col nome di e! Ceson (il
Chiesone), san Pietro fu per vari secoli pieve di un vasto territorio.
L'edificio ha un'archittetura romanica piuttosto complessa. Misteriosa
è la forma, o meglio l'origine del campanile, forse ricavato da una
torre difensiva riadattata. Qui, a Ferragosto, si celebra la Festa della
Madonna con riti e cortei presenziati, talvolta, dallo stesso vescovo.
Per l'occasione si benedicono famiglie e raccolti, fiume e campagne,
e, allora, per un giorno el Ceson torna a essere quell'importante centro
di riferimento religioso che lo rese celebre nei secoli. Siamo al limitare
delle Valli Grandi Veronesi e i numerosi rinvenimenti archeologici sembrano
avvalorare le fantasie sull'esistenza di un'antica città sommersa.
Ostiglia
è un importante centro del mantovano, posto sulla sponda sinistra del
Po e fronteggiato dalla parte opposta da Revere. Territorio veronese
in epoca romana, nel Medioevo la cittadina fu un fulcro di transito
di primaria importanza, in quanto incrociavano qui il guado sul Po della
via Claudia Augusta e le comunicazioni dirette da Mantova verso il Polesine.
Nel 1152 i veronesi vi avevano eretto un castello. Occupato nel 1238
dai mantovani, il maniero venne subito ripreso da Ezzelino per finire
poi in mano ai guelfi Sambonifacio, che lo distrussero nel 1244. Il
fortilizio, ricostruito da Alberto I della Scala a cui si attribuisce
anche la torre grande, fu continuamente conteso da veronesi e mantovani.
Nel 1649 una disastrosa piena del Po ne rovinò il fronte verso il fiume,
mentre agli inizi del Settecento buona parte delle cortine superstiti
vennero abbattute per recuperarne il materiale edilizio. Oggi, della
fortificazione non rimane praticamente nulla, e la sua memoria visiva
ci è tramandata da alcune fotografie anteriori all'ultimo conflitto,
le quali mostrano la grande torre dell'acquedotto e quella, trasformata
in campanile, della chiesa di santa Maria in Castello.
Procedendo da Ostiglia verso Mantova, si oltrepassa Sustinente per giungere
alla frazioncina di Sacchetta,
posta proprio a ridosso dell'argine sinistro del Po.
Da Sacchetta si costeggia il Po e poi il Mincio per giungere a
Governolo, un tempo centro strategico per regolare le acque
del Mincio e del Po attraverso una serie di chiuse ancora visibili,
ma purtroppo in stato di abbandono. Il filare di case che a esse s'affaccia
ha conosciuto tempi più gloriosi, e paurosi, quando il fiume sfiorava
minaccioso l'abitato. L'interramento ha evitato i pericoli, ma ha lasciato
un senso di vuoto che potrebbe essere colmato reintegrando edifici e
funzioni, anche a scopo puramente dimostrativo.
Garolda e Roncoferraro
ci avvicinano ai luoghi del risotto alla mantovana: da Roncoferraro,
infatti, si può puntare a destra, verso Villimpenta, capitale del risotto
alla villimpentese; o a sinistra, verso Castel d'Ario, patria del risotto
alla pilota. A Villimpenta è celebre la Festa del Risotto che si tiene
ogni anno la prima domenica di giugno. Per tre giorni, all'ombra del
castello scaligero, vengono cucinati quintali di Vialone nano secondo
i canoni della tradizione. Paiolo di rame di fabbricazione artigianale,
cottura a vapore e pisto di maiale sono gli elementi che, opportunamente
dosati, concorrono a esaltare il gusto del riso locale. La verifica
sulla bontà del risotto alla villimpentese, la cui ricetta tradizionale
è stata addirittura depositata presso un notaio nel 1990, si può fare
tutti i giorni nelle numerose trattorie, nei ristoranti e presso le
locande. Villimpenta offre momenti artistici di buon livello, come il
castello scaligero a pianta pentagonale irregolare del quale sopravvivono
due torri e una massiccia torre alta 25 m. In origine, il possente maniero
era circondato sui tre lati dal fiume Tione. Notevole è pure villa Zani,
esistente già nel 1528 e passata ai Gonzaga nel 1587. Questa corte,
ritenuta opera di Giulio Romano per le affinità stilistiche col Palazzo
Te di Mantova, mostra un piano nobile innalzato su basamento con scalinata
a tre rampe. Un salone a doppia altezza occupa la parte centrale dell'elegante
edificio. Va citata, infine, la chiesa parrocchiale del 1736, la quale
accoglie dipinti dei secoli XVII e XVIII e uno splendido altare.
Castel
d'Ario è
il polo meridionale dell'itinerario. Qui il risotto veste toni
mitici, verificabili nei numerosi e ottimi ristoranti e trattorie
che si affacciano un po' ovunque, in paese e fuori, ai quali
accorrono dal mantovano e dal veronese i patti del Vialone nano.
Dopo una visita all'antico nucleo recentemente restaurato di
Susano, che ospita una galleria permanente di oltre trenta negozi
d'antiquariato, un attrezzato auditorium e un ristorante, l'itinerario
termina a Castelbelforte, un piccolo paese del mantovano, dove
alcuni ambienti sono in grado di proporre lambrusco e risotti
nella più classica delle tradizioni: per ben concludere questa
intensa passeggiata. |
Ringraziamo
EDIZIONI LA LIBRERIA DI DEMETRA dal cui libro: IL RISOTTO abbiamo potuto
cogliere tante precise descrizioni