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ITINERARIO TURISTICO NELLE ZONE DEL RISO | |
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SACCHETTA
DI SUSTINENTE: Ci sono luoghi di cui si ignora il fascino fino a quando sovente per caso il nostro eterno girovagare non ci fa imbattere in essi. Si dischiudono allora i sensi dell'anima, i quali rapidamente verificano coordinate e sentori fermando per sempre, nei ricordi che più spesso ci accompagneranno nel viaggio sentimentale di nostra vita, alcune immagini particolari, come quella di una certa chiesetta campestre e di una trattoria affacciata all'argine del fiume, naufragate entrambe nell'afa estiva della campagna mantovana. Sacchetta ha storia antica, perduta nelle pagine del tempo come l'origine del nome che si sussurra provenire da un canale (Sacca), il quale avrebbe collegato le acque del Mincio a quelle del fratello maggiore. Di certo, già nel 589 d.C. era documentata l'esistenza di un'isola, abitata da barcaioli e pescatori che qui avevano eretto un piccolo santuario. Si è a conoscenza di ciò perché proprio in quell'anno le acque del Po, sconvolte dalla rotta dell'Adige, cancellarono con un rigurgito il tranquillo villaggio. Le successive vicende di Sacchetta sono legate a doppio filo a quelle della famiglia dei conti Cavriani, tanto che il luogo mutò il proprio nome attorno al XIII secolo in quello di Sacca dei Cavriani. Nel 1288, la nobile famiglia fece costruire sull'isola un maestoso castello, abbellito da grandiosi giardini che furono meta di personaggi famosi quali Poliziano, Pico della Mirandola, Francesco Gonzaga e Leon Battista Alberti. Dopo che il fiume distrusse la chiesa costruita dai Benedettini, nel 1603 venne edificato in stile barocco moderato l'attuale tempio a navata unica e con due cappelle laterali riunite in alto da un arco con frontone. Di grandissimo livello sono le opere d'arte in esso conservate, tra cui le numerose tele del Bazzani, e le statue e il mobilio finemente lavorati, probabili donazioni dei nobili locali. Questo gioiello dell'arte secentesca, nonostante l'ammirevole interessamento del parroco e degli abitanti di Sacchetta, non è ancora entrato nelle "oasi" artistiche protette, cosicché ogni tanto i ladri provvedono a inviare in altri siti le sue perle migliori. Ci rimane la consolazione di pasteggiare nell'attiguo convento, sapientemente ristrutturato e adibito a ristorante, e di sognare i Gonzaga visitando il delizioso chiostro in rovina. Credeteci: il pranzo e la gentilezza del proprietario sono meritevoli di menzione; dopo la sosta nel convento, come sarebbe bello poter rivolgere un ringraziamento a Dio in una chiesa finalmente restituita alla sua primitiva dignità!
Ringraziamo EDIZIONI LA LIBRERIA DI DEMETRA dal cui libro: IL RISOTTO abbiamo potuto cogliere tante precise descrizioni |